Le origini

Io sono un granello di sabbia, mi sento una missionaria, una pazza… ma ci credo nella possibilità di cambiare, anche partendo da poco, da un impegno costante, quotidiano. Credo che si possa cambiare un Paese partendo dalle buone abitudini.

Alda-Fendi

Nata a Roma, dopo un periodo di studi a Londra, Alda Fendi inizia da giovanissima a lavorare nell’azienda di famiglia sotto la vigile guida della mamma Adele. Durante questi anni ha lavorato accanto al geniale Karl Lagerfeld, vivendo una grande esperienza. Ad un certo punto della sua vita capisce di aver trascurato troppo l’arte e decide di voltare pagina dando vita, nel 2001, alla Fondazione Alda Fendi Esperimenti, un sogno di quando era giovane. Oggi è tempo dei primi bilanci: diciotto anni di attività, (sempre in collaborazione con le figlie Giovanna e Alessia Caruso Fendi che lavorano con lei) undici spettacoli pensati e realizzati da Raffaele Curi, la Festa del Cinema di Roma, la partecipazione alla Biennale di Venezia, una esposizione al Peggy Guggenheim Museum e la pubblicazione di 3 libri.

rhinoceros

L’area in cui si colloca l’edificio rhinoceros, denominata Velabro già in epoca romana, è di centrale importanza nella Roma antica, e si trova accanto alla chiesa di San Giorgio al Velabro del VII secolo – con i suoi affreschi di Pietro Cavallini – e al prezioso Arco degli Argentari del 203-204 d.C. Poco oltre, il Foro Boario, con i templi di Hercules Victor, detto Olivarius, e di Portunus, divinità fluviale protettrice del vicino porto sul fiume, nell’antica via di passaggio che unisce l’ansa del Tevere – dove nasce Roma – con il Palatino, sede prima della Roma Quadrata delle origini nell’età romulea (VIII secolo a.C.) e poi della magnificenza dei palazzi imperiali (da Augusto fino al IV secolo d.C.).
Tra la chiesa di San Giorgio al Velabro e il palazzo rhinoceros è situato l’Arco di Giano, un arco quadrifronte noto anche con il nome Ianus Quadrifrons. È un edificio imponente, largo dodici metri e alto sedici, che si ritiene costruito nella metà del IV secolo d.C. Da sempre chiamato Arco di Giano, è stata di recente avanzata dagli studiosi l’ipotesi di identificazione con l’arcus divi Constantini, citato dai Cataloghi Regionari presso il Velabro, dedicato all’imperatore Costantino. In occasione dell’apertura di Palazzo Rhinoceros, i cui lavori di restauro sono stati affidati al grande architetto francese Jean Nouvel, la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti ha regalato alla città di Roma l’illuminazione dell’Arco di Giano, a cura di Vittorio e Francesca Storaro e, situata nell’area antistante, l’installazione di Raffaele Curi “Rhinoceros at Saepta”.
Nell’area del Velabro – secondo la leggenda sulla nascita di Roma – è stata ritrovata la cesta con i gemelli Romolo e Remo e, secondo gli scavi archeologici e i testi degli scrittori latini, qui si trovava il primo insediamento della città di Roma, un’area di scambi economici e culturali: al di là del fiume iniziava infatti il territorio degli Etruschi.
Il palazzo di rhinoceros è composto da tre corpi di fabbrica. Il più antico è quello centrale, la “prua d’angolo”, attestato già nelle vedute di Roma di Giovanni Battista Falda del 1676 sul terrapieno a fianco dell’Arco di Giano.

All’interno, la galleria della fondazione non è stata pensata come un luogo neutrale, oggettivo, o come semplice contenitore ma come esperienza in sé.
Lo spazio è sempre in rapporto all’esterno, secondo il principio che ispira la filosofia di rhinoceros e della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti: il confronto continuo tra antico e contemporaneo, tra l’arte all’interno e quella all’esterno degli ambienti nella quale opera, in un proficuo scambio di contaminazioni e interferenze.
Il progetto di Jean Nouvel segue questo concetto e lo rende visivamente percepibile. La stessa galleria non è confinata in uno spazio convenzionale ma si sviluppa per i sei piani del palazzo, mescolandosi con la vita dei visitatori, fino alle terrazze e ai cavedi che saranno anch’essi dedicati a installazioni visive e sonore.
Le teche, pensate da Jean Nouvel, sono collocate su ogni piano, dal piano terra fino al quarto. Si tratta di “scatole” in ferro nero integrate nei rivestimenti, con una vetrina per l’esposizione dei prodotti e un touch screen con tastiera per selezionarli